martedì 29 luglio 2014

Karl Lagerfeld: la sua vita raccontata attraverso i suoi disegni

Se la vita di Karl Lagerfeld vi ha sempre incuriosito, prendetevi 10 minuti del vostro tempo. In questo articolo leggerete, ma soprattutto vedrete la sua vita attraverso i suoi occhi e le sue rappresentazioni visive. Uno spettacolo di vita.

Signori, vi presento...


Il più grande dono di Karl Lagerfeld è il disegno, Lagerfeld disegna in continuazione: creazioni di moda, disegni tecnici, ma anche caricature, oppure bozzetti che accartoccia una volta terminati.

Lagerfeld ha anche il dono di sapersi raccontare. Da qui l'idea del documentario prodotto da Deralf/Story Box Press e messo in onda su Sky Arte, in cui a parlare della sua vita, attraverso i suoi disegni, è Karl Lagerfeld stesso, ricordando di luoghi che lo hanno colpito, di abiti disegnati, delle persone incontrate e di tutta una vita.

Appena alzato, Karl Otto Lagerfeld fa colazione. Porta i capelli molto morbidi, per non tirarli troppo, e non porta mai gli occhiali, perché in realtà non ne ha bisogno. Indossa larghi e lunghi camicioni bianchi a maniche lunghe. Questa la sua mise da casa e da lavoro.

Mise da casa di Karl Lagerfeld

Karl Lagerfeld vive la sua infanzia a 40 km da Amburgo, in una grande proprietà costruita intorno al 1900. Grande proprietà, ma nel contempo troppo stretta per lui, Karl non vedeva l'ora di andarsene dalla campagna tedesca, perché già da bambino aveva pochissima voglia di starsene in mezzo al nulla.

Da bambino si definisce una peste: indossava gran farfallini e adorava i vestiti tirolesi che metteva sempre. A 4/5 anni i vestiti gli piacevano già così tanto che la sera voleva sempre cambiarsi e indossare camicie in seta con tante pieghe e grandi colli.

A scuola amava distinguersi con abbigliamento classico, aveva un unico desiderio nella vita, desiderio mai mutato nel tempo:  essere diverso da tutti gli altri.
"Non ho alcun desiderio di normalità, seguo solo le mie di norme. Il mio più grande problema da bambino era che mi adoravo, ora sono molto più modesto e riservato, ma da bambino ero molto presuntuoso, correggevo anche i professori e per questo avevo voti pessimi".
Gli abiti che Karl Lagerfel amava indossare da bambino
"Quando sono andato in prima elementare io sapevo già scrivere e leggere, perché volevo fare l'adulto, odiavo essere bambino, da bambino desideravo di non essere un bambino. Oggi la menano così tanto sulla bellezza dell'infanzia... io trovavo UMILIANTE essere un bambino, lo trovavo orribile, un essere umano di seconda categoria.
Nel 1953, insieme a sua madre, Karl Lagerfeld lascia la campagna tedesca ed emigra a Parigi. Nel 1955 partecipa al prestigioso "Concours de la laine", sponsorizzato dal Segretariato Internazionale della Lana e vince con il suo primo cappotto. Era un cappotto in lana gialla, scollato sulla schiena con una spallina attaccata alla manica e abbottonato davanti; piuttosto eccentrico per l'epoca e quindi, probabilmente, più originale della media. L'altro vincitore del concorso, quell'anno, fu Yves Saint Laurent.

Il cappotto che nel 1955 fece vincere a Karl Lagerfel il Concours de la laine".

Il cappotto di Lagerfeld fu realizzato da Balmain che gli propose di lavorare lì; così iniziò. C'erano già quattro persone che disegnavano quando lui arrivò e all'epoca bisognava "rilevare" i modelli, ovvero disegnare ogni dettaglio del modello proposto al cliente: le fotocopie non rendevano, pertanto bisognava descrivere bene i capi, farne apprezzare ogni cucitura, ed è grazie a tutto quell'esercizio se oggi sa disegnare così bene.
"Oggi con i computer i giovani non imparano più certe cose, è un vero schifo". 
Fu l'unico a cui chiesero subito di realizzare l'intera collezione della boutique; si chiamava Florilegio (1956) e Karl era solo un ragazzetto appena arrivato. 

Dopo la prima collezione capì che i ragazzi che lavoravano con lui erano bravi, ma non così giovani e decise di voler essere il capo dell'ufficio stile per poter avere voce in capitolo. Sei mesi dopo erano tutti licenziati e lui poteva comandare.

Dopo 3 anni decise di essersi stancato - "mi aveva stancato la faccia dell'assistente del signor Balmain" - così accettò l'offerta di Jean Patou e lì imparò il mestiere.
"C'erano sarte che conoscevano i tessuti e avevano lavorato negli anni '20 e '30 e, nonostante avessero 75 anni, continuavano a lavorare. Ogni tanto mi annoiavo, in un anno facevamo solo due collezioni da 60 modelli, ora ne faccio 3 volte di più, ma ho imparato un sacco. Se da Balmain la tecnica era sempre la stessa (si partiva con un sottogonna di tulle piantato su un bustino su cui poi lavorava), da Patou disegnavo le collezioni, i tessuti, i ricami...tutto! Facevo quello che faccio ancora oggi".
Tecnica Balmain

Modello Patou '59 disegnato da Karl Lagerfeld
Nel 1964 avvia la sua collaborazione con la pellicceria Fendi. Disse subito, in netto contrasto con la loro immagine seriosa, che le pellicce non andavano bene e che le avrebbero chiamate "fausse fourrure", pellicce divertenti. Fu così che trasformò la pelliccia, simbolo in Italia allora di status sociale, da classica a moderna. Appena arrivato, inoltre, in 3 secondi, s'inventò le famose iniziali di Fendi, quello che sarebbe stato il loro marchio e che lo è tutto'ora.

"È quello che mi ha fatto guadagnare di più, perché lo aveva depositato, 3 secondi... solo 3 secondi".

Logo Fendi ideato da Karl Lagerfeld

Pellicce Fendi prima e dopo Karl Lagerfeld
Dopo il 1965 Lagerfeld diventa il grande mercenario del prêt-à-porter e moltiplica i contratti. Inizia a lavorare come freelance per Krizia, Mario Valentino, Chloe. Negli anni '70 è abbastanza famoso da lanciare una linea di profumi.

Nel 1982 firma un contratto epocale con la maison Chanel che rivoluziona l'industria del lusso. Erano in tanti a sconsigliarglielo, si diceva che Chanel fosse destinata all'estinzione...
"Coco pretendeva di essere un oracolo dell'eleganza, all'inizio degli anni '60 diceva che i jeans erano ignobili e la minigonna atroce e invece erano i capi che i giovani di tutto il mondo amavano di più. Con quelle fesserie si era condannata; bisognava costruire una nuova immagine, era difficile a quei tempi, ma io ho trovato il personaggio così affascinante che alla seconda offerta ho accettato. Fu la prima volta che un marchio considerato obsoleto era tornato di moda e, a quanto pare, anche piuttosto ambito".

segni distintivi di Chanel
Chanel ebbe la fortuna di collezionare tanti e inconfondibili segni distintivi, ma la classica giacca non è stata inventata né da Lagerfeld, né da Coco, che l'ha solo vista indossare a un facchino di un hotel di Salisburgo dove aveva passato le vacanze, decidendo di reintepretarla.

Giacca di un facchino di un hotel di Salisburgo. Divenne la giacca Chanel.
Karl Lagerfeld stupisce mentre disegna il capo preferito della collezione Chanel 2012: un abito di jeans indossato da Cara DelevingneUtilizza gli ombretti (sempre e solo Chanel o Shuemura) per dare colore e forma al bozzetto e lo fa con una rapidità impressionante. Il risultato, in pochi secondi, è stupefacente.





Nel'87 inizia a dedicarsi con passione alla fotografia di moda e da ormai 25 anni è lui stesso a scattare le campagne fotografiche per Chanel.
"Non lo faccio per mantenermi, è compreso nel prezzo".
Nel 2000, con una dieta drastica, perde 45 chili e reinventa la sua immagine, quella che vediamo tutt'ora: collo alto, giacche lunghe strette e nere e pantaloni ampi.
"Ho creato un look che si presta bene per le caricature, lo trovo affascinante, quasi incomprensibile".
Karl Lagerfeld prima e dopo la dieta

Dal 2010 si occupa, con grande successo, di 3 marchi: Chanel, Fendi e Karl Lagerfeld e aspettiamo di vederne (ancora) delle belle.


"Ora sono tutti originali, ma nessuno lo è davvero".

"Ho sempre ammirato le persone autodistruttive, cosa che io non sono assolutamente; le persone normali sono una barba assurda, non si sopportano".




13 commenti :

  1. ho visto questo documentario, uno spettacolo!
    Nameless Fashion Blog

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  2. Quest'uomo è un grande genio, ho letto con piacere il tuo post ma adesso sono curiosa di vedere il documentario :)

    Mina, Fashion Blogger on The Style Fever

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  3. è uno stilista che apprezzo molto!
    www.mrsnoone.it
    kiss

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  4. Sai che ho visto l'intera puntata su sky l'anno scorso, l'ho adorata!
    Fabrizia – Cosa Mi Metto???

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  5. Che storia... Ci sono tanti di quei dettagli che sembrano assurdi... Non avrei mai detto che fosse un bambino pestifero, ma sicuramente le personalità talentuose si distinguono per i loro carattere difficili e diversi, lui è tra questi... Un plauso al suo percorso e alla meraviglia che suscita il suo racconto illustrato. Un bellissimo post cara, davvero!

    P.S. Come va il pancino?

    Baci,

    Benedetta

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  6. Karl ha la mia stessa scatola di pastelli Caran d'Ache!! Lo sai che ho avuto l'onore di provare il vestito di jans di Cara Delavigne? Bene, in gruccia non gli avevo dato molto credito. Vedendomelo addosso mi sono follemente innamorata: bellissimo, strutturato, rifinito come nessuno!!! E se ci pensi bene ha influenzato moltissimo tutta la moda venuta dopo il 2012, oggi le crinoline e le gonne rigide le rifanno un po' tutti

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  7. Un vero e proprio genio, d'ammirare e stimare!

    Bisous ♡
    BecomingTrendy | Facebook | Instagram | Twitter

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  8. Non ho mai conosciuto la vita di Karl Lagerfeld e trovo fantastico il tuo post che la ripercorre passo passo con dei bozzetti favolosi!!! Bravissima!!!

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  9. Che vita affascinante, il logo Fendi è pazzesco: semplice ed incisivo! Un vero must che si è inventato in pochi secondi, chapeau!
    kiss

    Tati loves pearls

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  10. che splendido post,io lo amo Karl
    http://tr3ndygirl.com
    buona giornata
    un abbraccio

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  11. Mi sarebbe piaciuto vedere il documentario.. ma magari da qualche parte lo recupero!

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