venerdì 17 ottobre 2014

H&M perde contro una fashion blogger: quando non si ha paura di dire la verità il web diventa un mezzo potentissimo

Quando dico che uno dei (pochi) vantaggi di essere blogger è la libertà di poter scrivere quello che pensi veramente e come lo pensi, intendo proprio questo.

È successo in Norvegia, come racconta oggi in un articolo Il Mattino. Tre fashion blogger norvegesi sono state inviate in Cambogia, uno dei paesi dove H&M produce e realizza gli abiti, per partecipare a un docu-reality - Sweat Shop - realizzato dal quotidiano norvegese Aftenposten. 
Le tre giovani sono state invitate a lavorare per un mese negli stessi laboratori tessili, per poter raccontare quello che si sperava essere un lavoro "dignitoso".

E invece si sono trovate a vivere le stesse condizioni terribili degli operai, con turni e orari massacranti, e dormitori in alloggi che cadevano a pezzi. 

Lo scopo del quotidiano era evidentemente, sin da subito, proprio quello di mostrare come neanche H&M facesse eccezione rispetto allo sfruttamento dei lavoratori (vedi lo scandalo di Zara o Primark), nonostante si prodighi molto a parlare di etica ed ecologia realizzando Conscious Collection e invitando tutti a portare loro gli abiti usati per non sprecare e rispettare anche in questo modo l'ambiente. 


Quello che è successo, però, è che comunque alle tre blogger (non si sa perché) è stato fin da subito chiesto di omettere alcuni dettagli e di raccontare mezze verità (ma che docu-reality è? - mi chiedo).
Una di loro, però, la diciassettenne Anniken Jørgensen, ha deciso di raccontare la verità, intraprendendo autonomamente una campagna solitaria per far conoscere al mondo le reali condizioni dei lavoratori cambogiani. 

Anniken Jorgense, fashion blogger norvegese 17enne che ha sfidato H&M
Anniken Jorgense, fashion blogger norvegese 17enne che ha sfidato H&M

Ha raccontato ogni cosa e fatto i nomi sul suo blog, ma tutto poi è stato subito censurato, anche dallo stesso Aftenposten. Nonostante questo, la sua denuncia era già diventata virale, proprio grazie al potere del web, finché H&M non si è trovata costretta a invitarla nella sua sede di Stoccolma annunciando, nello stesso tempo, di aver preso provvedimenti nei confronti dei laboratori tessili con cui collaborava.

È del 12 ottobre il post del suo blog in cui si dichiara estremamente felice e orgogliosa di essere una blogger con dei lettori che l'hanno supportata e hanno reso possibile la vittoria di una grande battaglia. Li invita tutti, pertanto, a darsi una pacca sulla spalla, perché è grazie a tanti giovani ragazzi che qualcosa di davvero grande, per migliaia di lavoratori, è stato fatto. 

Questo post, per ovvi motivi, non è stato censurato.

E brava Anniken!



3 commenti :

  1. il potente mezzo del web..credo che cmq non abbiano scoperto nulla di nuovo..mi dispiace solo che si censuri sempre tutto

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  2. devo dire che questa diciassettenne è stata molto coraggiosa, tante si sarebbero cagate sotto per una questione di ritorsioni a livello legale

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  3. Forse sarò un po' cinico ma .. cosa avrà avuto in cambio? Mi sembra strano che la cosa sia finita così: in fondo chi può andare a controllare se le cose sono cambiate in Cambogia?

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