mercoledì 26 marzo 2014

Fabio Napoleoni e la sua (he)art


Dicono che le opere d'arte non vadano mai spiegate, affinché ognuno possa interpretarle e vederci ciò che il proprio mondo interiore riesce a leggere.

Mai mi sarei aspettata, passeggiando per Ocean Drive a Miami, di venire attratta da una piccola galleria  d'arte piena di cuori appesi alle pareti. Tra le opere in vendita quelle di Fabio Napoleoni, artista americano, di origini italiane.

I suoi sembrano disegni per bambini, ma io, che bambina non lo sono più, ne rimango attratta... persino il mio compagno, duro alla commozione, ne rimane rapito, talmente tanto da chiedere quanto costerebbe farsi recapitare un quadro da 1000 dollari in Italia (evidentemente impazzito!).





La commessa ci vede così interessati da soffermarsi e raccontarci la storia dell'artista e io, allora, capisco perché ci stava piacendo così tanto. 

Fabio Napoleoni ha sempre amato l'arte sin da bambino. Si sposa e ha due figli. La seconda bambina, però, nasce con una grave malformazione al cuore ed é per lei che inizia a dipingere cuori. Cuori sani da donare, amore a profusione e minuscole e perfette margherite da offrire. É dopo questa storia che quando mi trovo davanti il quadro con i suoi whishes (desideri) mi metto a singhiozzare in modo davvero inopportuno.


Il quadro recita i seguenti desideri:

- nessun bambino dovrebbe nascere con il cuore malato
- il cancro dovrebbe essere curato con il brodo di pollo
- le nonne non dovrebbero mai vivere da sole
- tutti i bambini dovrebbero fare esperienze di amore
- l'ingordigia dovrebbe appartenere solo al passato
- l'onestá dovrebbe essere dilagante

Quello che il cuore vuole e quello di cui il cuore ha bisogno, può essere trovato in ogni dipinto di Fabio, credetemi.

Fabio ha sempre utilizzato l'arte per esprimersi e per evadere, ma é proprio quando sua figlia ha iniziato ad affrontare tutta una serie di interventi che tutto cambia. Fabio attraversa il dolore per sua figlia e quello di tutti i genitori nella stessa situazione. Un giorno, mentre sua moglie e sua figlia dormivano, chiese di poter ricoprire parte delle pareti del reparto infantile dell'ospedale dei suoi pensieri personali. Da questi, nasce dentro di lui una nuova forma di creatività. Le porte del cuore di Fabio si aprono al mondo e si raccontano attraverso i suoi splendidi disegni.



Ci voleva un'esperienza traumatica perché Fabio realizzasse cosa mancava nei suoi dipinti: le sue emozioni. Aveva tutti gli ingredienti per creare, ma nessuno di quelli catturava l'anima di chi guardava. Con le sue nuove idee e i vecchi schizzi in mano, Fabio aggiunse il suo ultimo fondamentale ingrediente: l'esperienza emozionale.



Il personaggio che trovate raffigurato molto spesso é Marcinevo: un omino di pezza, molto amato durante l'infanzia di Fabio, con i guantoni e un bottone al posto dell'occhio. Marcinevo ha compiuto molti viaggi e fatto tante esperienze, provando gioia e dolore. Fabio ha sempre affermato che dolore, compassione e speranza sono i suoi colori primari.

La sua arte é stata la sua terapia che oggi mette a disposizione di tutti (sul suo sito si possono effettuare donazioni).




Troverai sempre un bel cuore in ogni disegno: il simbolo del suo amore per sua figlia. Oggi lei sta bene e vivrà per sempre nei suoi lavori.






martedì 25 marzo 2014

Gel semi permanente fai da te, una novità facile e super veloce dall'America!

In America il vecchio gel per unghie non si utilizza più da tempo (quello per cui hai bisogno di fresa o grossa lima per tirarlo via): quello che ti offrono é sempre e solo smalto gel semi permanente al costo di 30 dollari (che viene via con l'acetone, ma che ti garantisce una durata di due settimane).

In questi giorni mi trovo a Miami e prima di andare in un nail bar per vivere un'esperienza beauty da vera americana, ho fatto un giro per scoprire prezzi e novità.

Tra le mie prime esplorazioni i supermercati, generalmente forniti di aree beauty davvero ricche e interessanti. Passa poco tempo, infatti, prima di venire attirata da un curioso kit...:  ecco quello che mi trovo davanti.

Smalto gel, gel semi permanente, nail art, gel fai da te

Lo acquisto a 30 dollari (circa 21 euro) e torno a casa per aprirlo! Ecco tutto il kit che trovo dentro questa piccola scatolina.


Una mini lampada che si ricarica anche via usb, una piccola lima, un bastoncino per le cuticole, fogli di cotone, cleanser per pulire e preparare l'unghia disinfettandola, e smalto gel.

Gli step sono davvero semplicissimi da seguire e io ci provo subito! A voi tutti i passaggi!






Sono follemente innamorata di questa mini lampada portatile... Voi che ne dite??



giovedì 20 marzo 2014

Come organizzare un matrimonio vintage: dagli anni '20 agli anni '70

Quando una donna desidera un matrimonio vintage, l'impresa potrebbe sembrare ardua finché non si individua il periodo storico. Possono essere gli anni '20, '30, '40, '50 o '70 e tanti piccoli dettagli, naturalmente, cambiano. In questo articolo vi spiego cosa appartiene a ogni decennio e dove potete trovare ulteriori fonti di ispirazione e siti di acquisto.

Matrimonio Anni '20

Iniziamo con gli anni '20, gli anni di Coco Chanel: é lei che, per prima, lancia lo stile dell'eleganza semplice consentendo alla donna di emanciparsi, almeno attraverso gli abiti. Le ispirazioni tipiche degli anni '20 sono: un abito da sposa scivolato sulle forme, in pizzo valancien leggerissimo o liscio in seta o raso, con la schiena scoperta o valorizzata da piccoli giochi di luce. E poi le perle: un solo elegante filo al collo o due "gocce" alle orecchie. Il velo? Negli anni ’20 era sempre impreziosito da pizzi vistosi.

Sono gli anni ruggenti: anni in cui esplode il jazz in America (e per questo perché non riproporre un intrattenimento musicale simile durante il ricevimento). Per l'intero allestimento puntate sulla sobrietà e la raffinatezza dei toni pastello per i fiori. E poi vasi in vetro con fili di perle pendenti. 






Via tumblr

Matrimonio Anni '30

Negli anni '30, sappiate che lo sfarzo era ancora bandito. Lo stile tipico vuole stoffe morbide, strette in vita che poi cadono più ampie sul corpo. Le grandi scollature sulla schiena nuda possono essere valorizzate sempre da un filo di perle

Per la scelta dell'acconciatura dovreste prediligere il caschetto di capelli ricci come quello di Marlene Dietrich. Perfetto per chi ha un taglio di media lunghezza, non dovrete far altro che sistemare i capelli in onde composte. Come accessori scegliete, fermagli (se fossero davvero di quell'epoca sarebbe meglio) i cappellini o le velette.

La colonna sonora dell’evento sarà all’insegna dello Swing, tipico delle sale da ballo di quegli anni.


Via tumblr
Via tumblr

Via tumblr
Matrimonio Anni '40

Siamo durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, quindi ancora poca stoffa e poco sfarzo per uno stile decisamente minimal e sofisticatoManiche lunghe, scollature poco profonde  in raso o pizzo. Gonne poco svasatedritte, con poco strascico. Il velo è corto e potete aggiungere anche i guanti, in seta o in raso (N.B. i guanti sono lunghi e di raso per le spose più retrò, con il passare dei decenni si accorciano fino a diventare corti e in pizzo leggerissimo). Non dimenticare la biancheria intima: optate per bustini e guepiere super femminili!




Matrimonio Anni '50

Se preferite un matrimonio vintage anni 50, tutto si tingerà di colori più accesi e sarà più frizzante e giocoso. Per l’abito da sposa puntate sulle gonna a ruota al ginocchio, di tulle, veli o pois, cinturone a vita alta e corpetto a fascia. Per l’acconciatura potete scegliere invece tra capelli raccolti in una coda di cavallo o mossi, oppure, anche qui, cappellini e velette (evitate il velo).

Per un vero matrimonio anni '50 la musica sarà rock, non mancherà un giro in vespa o in cadillac, magari per raggiungere il ricevimento!




Fonte: weddingwonderland


Matrimonio Anni '70

Se invece siete spose anni 70, l'abito sarà hippie, i capelli lunghi e sciolti con una corona di fiori, le scarpe basse (evitate i gioielli). Come location scegliete una spiaggia o un luogo all’aperto? È quello che oggi si chiama matrimonio boho chic e che va tanto di moda tra le star. Potete trovare tantissime ispirazioni nel mio articolo dedicato.



Adesso, io lo so perché ci sono passata: quando si cerca di organizzare il proprio matrimonio e a occuparci di tutto saremo solo noi, tutto si complica. La prima cosa che vi consiglio di fare è aprire un bel file sul pc (come ho fatto io) e suddividerlo in cartelle. Lì dentro metterete tutte le vostre ispirazioni: tableau, musica, acconciatura, makeup, capelli, abito e allestimento floreale.

Io, per quanto posso, cercherò di evitarvi qualche ricerca dandovi qualche ultima indicazione utile:


Siate felici :)


martedì 18 marzo 2014

Frida Kahlo finalmente a Roma: l'artista messicana che ha tinto la vita di colori nonostante tutto e tutti

Dal 20 marzo fino al al 31 agosto 2014, arriva a Roma, alle Scuderie del Quirinale, la mostra dedicata all’artista messicana Frida Kahlo (1907-1954). Centotrenta opere fra dipinti, disegni e foto. 

La mostra rappresenta la prima retrospettiva in Italia, firmata da Helga Prignitz-Poda, specialista dell’opera della Kahlo, che riunisce collezioni e raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Stati Uniti ed Europa. 


Quaranta ritratti e autoritratti, tra cui Autoritratto con collana di spine (1940), mai esposto in Italia, l’Autoritratto con vestito di velluto (1926), il suo primo autoritratto dipinto a 19 anni per riconquistare l’amato Alejandro Gòmez Arias.

Poi una selezione di disegni, tra cui Il letto volante (1932), il famoso Corsetto in gesso che Frida dovette portare subito dopo l’incidente (un pezzo ritrovato poco tempo fa) e alcuni ritratti fotografici dell’artista, e tra questi Frida sulla panchina Bianca (1939), diventato poi una famosa copertina della rivista Vogue Mexico (2012).


Accanto alle opere di Kahlo, alcuni lavori di artisti che vissero, fisicamente o artisticamente, vicino a lei: Diego Rivera (celebre muralista e suo marito per due volte; sul loro rapporto è incentrata la mostra genovese dal 20 settembre 2014), José Clemente Orozco, Maria Izquierdo e altri.


Frida Kahlo rappresenta un'icona dell'esuberante cultura messicana novecentesca, perfetta interprete dell’avanguardia artistica, venerata pioniera del movimento femminista e prima donna ispanica ritratta su un francobollo degli Stati Uniti.

Frida Kahlo è il ritratto della donna forte, talmente sicura di sé da non curarsi di come il fisico si trasformasse a causa dei suoi malanni, talmente in controtendenza  da  rendere il suo monociglio e le sue imperfezioni tratti distintivi e punti di forza
"Bellezza e bruttezza sono un miraggio perché gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità". Frida Kahlo
Forte non vuol dire, però, immune alla sofferenza, che decideva di esprimere attraverso le sue opere: una brutta poliomielite durante l'infanzia, una frattura della colonna vertebrale che la costrinse all'immobilità parziale (incidente sull'autobus su cui viaggiava a 17 anni; da lì cominciò a dipingere se stessa riflessa nello specchio che sua madre le aveva fatto montare sopra al letto) e un male cronico per decenni. 

Tradimenti, aborti di figli desiderati (ritratti molto spesso), amori passionali, lacrime, sofferenza, sangue, eppure fortissimo attaccamento alla vita, tanto che otto giorni prima di morire scrisse sul quadro che aveva appena dipinto Viva La Vida! (il quadro ispirò i Coldplay per il disco del 2009).


Avrebbe potuto reagire vestendosi di nero, simbolo del lutto e del dolore; e invece la combattente Frida ha scelto sempre i colori accesi e vivi del suo paese, raccolto i capelli in uno chignon o in trecce valorizzati con corone di fiori.
Non è un caso se Vogue America, già nel 1937 le dedica la copertina (October Issue), nel 2012 nuovamente Vogue Mexico, mentre centinaia di editoriali, ancora oggi, si lasciano ispirare da una musa, simbolo di forza, talento, coraggio e determinazione.

Ph Iris Brosch, model Laura Ponte per L'Officiel

Iliana for Life&Style May 2011 

Vogue.es. Patricia Nicolas con la collaborazione di Maya Hansen

Renata Sozzi Vogue 


Frida Kahlo
dal 20 marzo al 31 agosto
Scuderie del Quirinale, via XXIV maggio 16 - Roma

Orari
dalla domenica al giovedì dalle  10 alle 20 - venerdì e sabato dalle 10 alle 22.30





lunedì 17 marzo 2014

Un viaggio in Umbria e le stanze della moda diventano quelle di un castello

A volte desideri visitare luoghi esotici e lontani quando invece, spesso, basta poco: è sufficiente affidarsi, lasciar fare a qualcun altro (e noi donne non siamo bravissime in questo) e lasciarsi stupire.

E così che, a occhi chiusi, mi sono ritrovata a dormire nel castello più castello in cui potevo mai immaginare di trovarmi.

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Non sono nelle campagne inglesi, ma in Umbria e più precisamente a pochi passi da Perugia.

Quello che vedete è un vero e proprio castello (il Castello di Monterone), acquistato nel 2006 da una famiglia di Perugia e rimesso a nuovo con cura e attenzione estrema e un unico desiderio: quello di mantenere inalterate l'atmosfera e lo stile tipico di quello che ci si aspetta di trovare in un antico castello medioevale.

Rimango estasiata dalla vista, dalla cura dei dettagli e, cosa da non trascurare, dal rapporto qualità prezzo. Non a caso è il numero 1 su Trip Advisor.

La mia camera, come tutte le altre che ho chiesto di visitare il giorno dopo per curiosità, sembrava quella di altri tempi, nonostante nascondesse all'interno di mobili artigianali di legno scurissimo tecnologie ultramoderne (una televisione dove non ti aspetti che ci sia). 

La mattina presto mi sentivo molto Rapunzel, pronta a lanciare una lunga treccia per scendere giù dalla torre con un balzo e visitare ogni angolo di questo paradiso silenzioso. 

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Mi sveglio alle 6 e prima di far colazione esploro tutto il possibile: mi gusto lo skyline di Perugia, la pace della campagna umbra, tocco le pietre del castello, mi perdo nei giardini e mi soffermo nei romantici pergolati. Voglio fotografare tutto, per non dimenticare niente.
E poi respiro, un'aria così candida e pulita che mi sento davvero rigenerata.

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Visito le terrazze, mi siedo e mi rialzo cento volte, chiedo di poter guardare la suite più lussuosa e poi scopro, da sola, la stanza più in alto del castello, quella dell'amore dove - alla reception mi dicono - si sta davvero stretti ed è solo per chi ama stare decisamente vicino al proprio partner. Peccato fosse occupata... 

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Come se tutto questo non bastasse, non c'è bisogno di muoversi da questo paradiso per andare a mangiare. All'interno del castello stesso c'è un famoso ristorante, il Postale, di Marco Bistarelli, cuoco stellato che rivisita la cucina umbra in modo delicato e inaspettato. Destruttura la carbonara, ti consiglia "Una passeggiata sulla spiagga", di vivere "L'esperienza: il piccione" e di gustare con tutti i 5 sensi "L'Opera n°5" (tre piatti da scoprire).

Un servizio cortese, la sensazione di essere accompagnati, coccolati e continuamente sorpresi. Un lusso che non costa (neanche) troppo e che evita di speculare. Per questo merita non una, ma mille stelle

Le stanze non sono quelle della moda, ma il weekend è comunque da vere principesse, un sogno che vi esorto a realizzare e una visita che vi invito a fare una volta lasciati il castello: Assisi.
Un luogo così curato, inaspettatamente profumato (incredibile la varietà di profumi di ogni tipo che si sentono, specie quello di pulito), semplice, ma mozzafiato. Dove le vecchine sono pettinate con cura, gli abitanti del posto sembrano in pace con il mondo e dove ti viene voglia di far crescere i tuoi figli pensando che non potrebbero che crescere sani e sereni. 


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