giovedì 31 luglio 2014

Diario della gravidanza: il sesto mese... di vacanza!

Il sesto mese di gravidanza è il mese giusto per concedersi dei piccoli (e rilassanti) viaggi prima di diventare troppo ingombrante. Un po' di shopping per il tuo corpo che cambia e per il bimbo in arrivo.

          Il sesto mese di gravidanza va dalla ventiduesima settimana e termina alla  
                                            ventiseiesima settimana + 2 giorni.

Ed ecco che parto per le vacanze con i miei consigli su come vestirsi con il pancione senza perdere la propria femminilità e, soprattutto, la propria personalità!

C'è chi non ama esibire il pancione e tende a coprirlo, personalmente l'ho trovata un'occasione per potermi permettere cose che in altre occasioni non avrei mai messo onde evitare di dover stare attenta alla pancia piatta o non piatta!

Vi rimando al mio articolo su come vestirsi in gravidanza (in estate) e...  buone vacanze!



Vai al racconto del quinto mese di gravidanza o
Vai al racconto del settimo mese di gravidanza

AltaRoma Luglio 2014: ad maiora semper (secondo me)


AltaRoma, così tante cose da vedere da pensare sia un gran peccato non possedere il dono dell'ubiquità. Poche sfilate? Poche maison prestigiose? Io, da "giovane", sento invece di apprezzarla come non mai. Un po' perché mi sento a casa mia, un po' per... tutti questi altri (e molto più rilevanti) motivi:

Le sfilate che tocchi con mano

Prima o quarta fila poco importa. Andare dietro le quinte e fare un saluto allo stilista, due domande o, semplicemente, toccare e guardare da vicino, che più vicino non si può, la collezione, non ha prezzo. La calca è davvero limitata, nessuno ti butta fuori o ti sbarra le porte e tutto si può. L'alta moda è comunque a portata di mano.

Così ho proprio indossato i meravigliosi gioielli insetto ideati per la collezione FW 14-15 di Luigi Borbone, fatto i complimenti di persona e abbracciato Giada Curti che sussura shukran - grazie - con la sua nuova collezione FW 14-15, agli Emirati Arabi che l’hanno accolta offrendole grandi opportunità di espansione. Ho ammirato per tutto il giorno un abito dell'ultima collezione San Andres perché indosso alla mia collega blogger Eleonora che ha vissuto tutti i giorni precedenti la sfilata con il suo staff, per poterne poi fare un resoconto; ho contribuito a premiare un futuro talento del domani, Carla Rita Marino, in giuria, per l'Accademia Altieri, apprezzato i dettagli e l'arte del ricamo che quasi non esiste più di chi ha fatto la storia della moda come Raffaella Curiel.

Luigi Borbone Jewelry FW 2014-2015
Giada Curti FW 2014-2015 Shukran
Giada Curti FW 2014-2015 Shukran
Accademia Altieri Luglio 2014 - Vince Carla Rita Marino

Eventi collaterali a profusione

Spesso non comodissimi da raggiungere se si accavallano (a differenza delle sfilate che si tengono quasi esclusivamente in un'unica  - comoda - sede, quella di Borgo Santo Spirito in Sassia), ma sempre pieni di grandi sorprese e, soprattutto, di giovani talenti. Come il party di Moschino (ecco l'articolo dedicato) per rivedere la collezione Autunno Inverno 14-15 presentata durante l'ultima Fashion Week milanese; la mostra per il decimo anniversario di Who's On Next? (che rimarrà aperta fino all'11 Settembre), la mostra fotografica di Luca Latrofa e i suoi splendidi scatti realizzati al buio, la sfilata iterante in giro per la Capitale a bordo di vespe originali anni ‘50 di Mutadesign di Odile Orsi e Tina Sondergaard alla quale avrei dovuto partecipare (ma ho preservato il pancino) o la presentazione di un enfant prodige della scarpa, Daniele Amato, che ha trasformato in concept store Mad Zone nel Paese delle Meraviglie (articolo dedicato).

Moschino Party - AltaRoma
Daniele Amato collection in Mad Land
Mostra fotografica di Luca Latrofa
Modelle in vespa per Mutadesign e Tina Sondergaard, make up e hairstyle by Marco Gentile

L'investimento sul futuro: i giovani talenti del prêt-à-porter 

Non c'è solo altamoda, non sfila solo la vecchia guardia, grande spazio è riservato anche alle numerose sfilate di prêt-à-porter di giovani e talentuosi designer, spesso, reduci dal concorso di Vogue Italia Who's on Next? che, una volta aver partecipato, tornano da Big, un po' come a Sanremo. I nuovi talenti arrivano addirittura dall'Africa, grazie al progetto ITC Ethical Fashion che seleziona realtà che danno lavoro ad intere comunità africane valorizzando le lavorazioni e i tessuti locali. In passerella anche Stella Jean con un progetto speciale. E poi Room Service, l'intero piano di un albergo in via Veneto, dedicato all'esposizione e alla vendita di capi e accessori di giovani (ma spesso già noti) artigiani.


Room Service AltaRoma: in alto a sin ElleRousseau e Voodoojewels; in basso Decouture Bags e Alberto Zambelli
Esme Vie new Collection
E proposito di giovani, ogni anno viene proclamato il vincitore del concorso indetto da Vogue Italia, Who's on Next?. Questo è stato un anno ricco di novità molto interessanti, talmente interessanti che i vincitori sono stati praticamente due: Salvatore Piccione (il brand si chiama piccione•piccione) nel ready-to -wear, soprattutto per la capacità di ideazione e realizzazione delle stampe e Daizy Shely, per la quale tifavo in maniera particolare, per la creatività e la potenzialità rintracciate nella collezione.


Per la categoria accessori, vincono le borse firmate Corion, grazie alla capacità di esecuzione artigianale messa in campo insieme ai pellami più innovativi e a uno straordinario livello di fattura tecnica. 

Corion bag
Anche yoox.com ha conferito un premio agli stessi vincitori che realizzeranno capi esclusivi, disponibili online a partire da Settembre e acquistabili in oltre 100 paesi. 

Ho ripreso con grande piacere il discorso introduttivo di Franca Sozzani, Direttore Vogue Italia, prima di proclamare il vincitore di questa decima edizione.


Che dite? C'è da essere contenti, non vi pare?


martedì 29 luglio 2014

Karl Lagerfeld: la sua vita raccontata attraverso i suoi disegni

Se la vita di Karl Lagerfeld vi ha sempre incuriosito, prendetevi 10 minuti del vostro tempo. In questo articolo leggerete, ma soprattutto vedrete la sua vita attraverso i suoi occhi e le sue rappresentazioni visive. Uno spettacolo di vita.

Signori, vi presento...


Il più grande dono di Karl Lagerfeld è il disegno, Lagerfeld disegna in continuazione: creazioni di moda, disegni tecnici, ma anche caricature, oppure bozzetti che accartoccia una volta terminati.

Lagerfeld ha anche il dono di sapersi raccontare. Da qui l'idea del documentario prodotto da Deralf/Story Box Press e messo in onda su Sky Arte, in cui a parlare della sua vita, attraverso i suoi disegni, è Karl Lagerfeld stesso, ricordando di luoghi che lo hanno colpito, di abiti disegnati, delle persone incontrate e di tutta una vita.

Appena alzato, Karl Otto Lagerfeld fa colazione. Porta i capelli molto morbidi, per non tirarli troppo, e non porta mai gli occhiali, perché in realtà non ne ha bisogno. Indossa larghi e lunghi camicioni bianchi a maniche lunghe. Questa la sua mise da casa e da lavoro.

Mise da casa di Karl Lagerfeld

Karl Lagerfeld vive la sua infanzia a 40 km da Amburgo, in una grande proprietà costruita intorno al 1900. Grande proprietà, ma nel contempo troppo stretta per lui, Karl non vedeva l'ora di andarsene dalla campagna tedesca, perché già da bambino aveva pochissima voglia di starsene in mezzo al nulla.

Da bambino si definisce una peste: indossava gran farfallini e adorava i vestiti tirolesi che metteva sempre. A 4/5 anni i vestiti gli piacevano già così tanto che la sera voleva sempre cambiarsi e indossare camicie in seta con tante pieghe e grandi colli.

A scuola amava distinguersi con abbigliamento classico, aveva un unico desiderio nella vita, desiderio mai mutato nel tempo:  essere diverso da tutti gli altri.
"Non ho alcun desiderio di normalità, seguo solo le mie di norme. Il mio più grande problema da bambino era che mi adoravo, ora sono molto più modesto e riservato, ma da bambino ero molto presuntuoso, correggevo anche i professori e per questo avevo voti pessimi".
Gli abiti che Karl Lagerfel amava indossare da bambino
"Quando sono andato in prima elementare io sapevo già scrivere e leggere, perché volevo fare l'adulto, odiavo essere bambino, da bambino desideravo di non essere un bambino. Oggi la menano così tanto sulla bellezza dell'infanzia... io trovavo UMILIANTE essere un bambino, lo trovavo orribile, un essere umano di seconda categoria.
Nel 1953, insieme a sua madre, Karl Lagerfeld lascia la campagna tedesca ed emigra a Parigi. Nel 1955 partecipa al prestigioso "Concours de la laine", sponsorizzato dal Segretariato Internazionale della Lana e vince con il suo primo cappotto. Era un cappotto in lana gialla, scollato sulla schiena con una spallina attaccata alla manica e abbottonato davanti; piuttosto eccentrico per l'epoca e quindi, probabilmente, più originale della media. L'altro vincitore del concorso, quell'anno, fu Yves Saint Laurent.

Il cappotto che nel 1955 fece vincere a Karl Lagerfel il Concours de la laine".

Il cappotto di Lagerfeld fu realizzato da Balmain che gli propose di lavorare lì; così iniziò. C'erano già quattro persone che disegnavano quando lui arrivò e all'epoca bisognava "rilevare" i modelli, ovvero disegnare ogni dettaglio del modello proposto al cliente: le fotocopie non rendevano, pertanto bisognava descrivere bene i capi, farne apprezzare ogni cucitura, ed è grazie a tutto quell'esercizio se oggi sa disegnare così bene.
"Oggi con i computer i giovani non imparano più certe cose, è un vero schifo". 
Fu l'unico a cui chiesero subito di realizzare l'intera collezione della boutique; si chiamava Florilegio (1956) e Karl era solo un ragazzetto appena arrivato. 

Dopo la prima collezione capì che i ragazzi che lavoravano con lui erano bravi, ma non così giovani e decise di voler essere il capo dell'ufficio stile per poter avere voce in capitolo. Sei mesi dopo erano tutti licenziati e lui poteva comandare.

Dopo 3 anni decise di essersi stancato - "mi aveva stancato la faccia dell'assistente del signor Balmain" - così accettò l'offerta di Jean Patou e lì imparò il mestiere.
"C'erano sarte che conoscevano i tessuti e avevano lavorato negli anni '20 e '30 e, nonostante avessero 75 anni, continuavano a lavorare. Ogni tanto mi annoiavo, in un anno facevamo solo due collezioni da 60 modelli, ora ne faccio 3 volte di più, ma ho imparato un sacco. Se da Balmain la tecnica era sempre la stessa (si partiva con un sottogonna di tulle piantato su un bustino su cui poi lavorava), da Patou disegnavo le collezioni, i tessuti, i ricami...tutto! Facevo quello che faccio ancora oggi".
Tecnica Balmain

Modello Patou '59 disegnato da Karl Lagerfeld
Nel 1964 avvia la sua collaborazione con la pellicceria Fendi. Disse subito, in netto contrasto con la loro immagine seriosa, che le pellicce non andavano bene e che le avrebbero chiamate "fausse fourrure", pellicce divertenti. Fu così che trasformò la pelliccia, simbolo in Italia allora di status sociale, da classica a moderna. Appena arrivato, inoltre, in 3 secondi, s'inventò le famose iniziali di Fendi, quello che sarebbe stato il loro marchio e che lo è tutto'ora.

"È quello che mi ha fatto guadagnare di più, perché lo aveva depositato, 3 secondi... solo 3 secondi".

Logo Fendi ideato da Karl Lagerfeld

Pellicce Fendi prima e dopo Karl Lagerfeld
Dopo il 1965 Lagerfeld diventa il grande mercenario del prêt-à-porter e moltiplica i contratti. Inizia a lavorare come freelance per Krizia, Mario Valentino, Chloe. Negli anni '70 è abbastanza famoso da lanciare una linea di profumi.

Nel 1982 firma un contratto epocale con la maison Chanel che rivoluziona l'industria del lusso. Erano in tanti a sconsigliarglielo, si diceva che Chanel fosse destinata all'estinzione...
"Coco pretendeva di essere un oracolo dell'eleganza, all'inizio degli anni '60 diceva che i jeans erano ignobili e la minigonna atroce e invece erano i capi che i giovani di tutto il mondo amavano di più. Con quelle fesserie si era condannata; bisognava costruire una nuova immagine, era difficile a quei tempi, ma io ho trovato il personaggio così affascinante che alla seconda offerta ho accettato. Fu la prima volta che un marchio considerato obsoleto era tornato di moda e, a quanto pare, anche piuttosto ambito".

segni distintivi di Chanel
Chanel ebbe la fortuna di collezionare tanti e inconfondibili segni distintivi, ma la classica giacca non è stata inventata né da Lagerfeld, né da Coco, che l'ha solo vista indossare a un facchino di un hotel di Salisburgo dove aveva passato le vacanze, decidendo di reintepretarla.

Giacca di un facchino di un hotel di Salisburgo. Divenne la giacca Chanel.
Karl Lagerfeld stupisce mentre disegna il capo preferito della collezione Chanel 2012: un abito di jeans indossato da Cara DelevingneUtilizza gli ombretti (sempre e solo Chanel o Shuemura) per dare colore e forma al bozzetto e lo fa con una rapidità impressionante. Il risultato, in pochi secondi, è stupefacente.





Nel'87 inizia a dedicarsi con passione alla fotografia di moda e da ormai 25 anni è lui stesso a scattare le campagne fotografiche per Chanel.
"Non lo faccio per mantenermi, è compreso nel prezzo".
Nel 2000, con una dieta drastica, perde 45 chili e reinventa la sua immagine, quella che vediamo tutt'ora: collo alto, giacche lunghe strette e nere e pantaloni ampi.
"Ho creato un look che si presta bene per le caricature, lo trovo affascinante, quasi incomprensibile".
Karl Lagerfeld prima e dopo la dieta

Dal 2010 si occupa, con grande successo, di 3 marchi: Chanel, Fendi e Karl Lagerfeld e aspettiamo di vederne (ancora) delle belle.


"Ora sono tutti originali, ma nessuno lo è davvero".

"Ho sempre ammirato le persone autodistruttive, cosa che io non sono assolutamente; le persone normali sono una barba assurda, non si sopportano".




lunedì 28 luglio 2014

Moschino e AltaRoma: un regalo inaspettato

"Il concetto Moschino consiste nel lasciare la più totale libertà di scelta a coloro che desiderano vestirsi. Le imposizioni sono bandite, quello che si usava l'anno scorso, se ti piace, si userà anche quest'anno e l'anno prossimo".
Questo il credo di Franco Moschino che nel'83, anno di debutto della sua griffe, dichiarava "Stop the fashion system" facendo, però, diventare il suo marchio famoso proprio grazie al suo anticonformismo. Non era una strategia commerciale la sua, era davvero un modo di vivere, senza regole o compromessi: caos e creatività le chiavi del suo successo. 

Moschino anni '90

Dopo l'incredibile festa in passerella per festeggiare i 30 anni del marchio (febbraio 2013), tutti gli occhi erano puntati sul debutto del direttore creativo che avrebbe succeduto Rossella Jardini (dopo la morte di Franco Moschino avvenuta nel 1994).

Jeremy Scott, che ha iniziato non a caso come stagista nella maison, è riuscito benissimo nell'intento di stupire tutti i presenti durante la presentazione della sua prima collezione autunno inverno 2014-2015, condividendo e conservando lo stesso inconfondibile senso dell’umorismo, caro a Moschino.

Si torna a giocare con i vestiti, a prendersi poco sul serio, a esaltare la moda fine a se stessa ma, nel contempo, a utilizzarla per esprimere la propria personalità senza paura: se sono triste o allegra, per reazione e per motivi diversi, voglio e posso sentirmi libera di vestirmi come SpongeBob e sentirmi comunque adeguata e super cool o, ancora, pensare di indossare per il mio matrimonio un vestito che riporti le calorie che non dovrei ingurgitare per arrivare al giorno del fatidico sì in super forma.

Moschino by Jeremy Scott Collezione autunno inverno 2014-2015

Una collezione che difficilmente verrà dimenticata, ispirata al mondo del fast food prima (McMoschino), all' hip-hop in un secondo momento, con cascate di collane e cinture dorate, capi in pelle e denim anni Ottanta, borse trapuntate a forma di mini giacche Moschino, a Spongebob e, infine, alle grafiche pop che riportano i personaggi stampati sulle confezioni di pop-corn, cioccolata e chips su abiti da sera lunghi, a sirena e dalle gonne ampie.

Moschino by Jeremy Scott Collezione autunno inverno 2014-2015

Ebbene, l'ultima edizione di AltaRoma (Luglio 2014) ci ha fatto veramente un regalo inaspettato: grazie all'organizzazione di Giorgio Miserendino e della Boutique Moschino di via del Babuino a Roma, stampa e clienti affezionati hanno potuto guardare nuovamente, ma soprattutto, toccare con mano, i pezzi cult dell'ultima collezione, durante uno splendido cocktail party.  

Cocktail Party Moschino via del Babuino Roma - Ph Marco Barbaro

Cocktail Party Moschino via del Babuino Roma - Ph Marco Barbaro
 Siamo tutti impazziti per i biscottini che riproducevano SpongeBob...

Cocktail Party Moschino via del Babuino Roma - Ph Marco Barbaro

Cocktail Party Moschino via del Babuino Roma - Ph Marco Barbaro
... e io e una persona speciale  - Rita Bellati di Faccio e Disfo - ne abbiamo approfittato per dare una piccola preview di una capsule collection che vedrà protagoniste la moda e le collane "selfie" di Rita che mi vedete indossare. A breve un articolo dedicato, nel frattempo, se vi siete persi chi è e cosa fa, vi rimando all' articolo.

Cocktail Party Moschino via del Babuino Roma per Altaroma - Fashion Blogger






lunedì 21 luglio 2014

Una fashion blogger per Ottaviani bijoux

Sto per mettermi a scrivere e non vorrei dilungarmi troppo. Vorrei che a parlare fossero le immagini, ma per chi mi legge e non è abituato a "vedermi", devo per forza di cose spendere qualche riga in più.

Non ho aperto questo blog perché nella vita aspiravo a diventare una "outfit fashion blogger", nella vita mi piace scrivere e, se a volte i giornali latitano, lo spazio per per me stessa e per le aziende che apprezzo, cerco di crearlo da me. Questo è sempre stato l'intento.

Poi, però, accade che questo mondo del blogging, della moda e, per forza di cose, dell'immagine, ti travolga così tanto da portarti a vivere anche situazioni che fino a poco tempo fa trovavi decisamente poco vicine al tuo essere.

Il blogging sta diventando davvero (s)travolgente: i ritmi della mia vita sono cambiati, le opportunità di scambio umano e professionale si sono quadruplicate e le esperienze vissute mi fanno sentire viva e felice.

E allora poco importa se faccio cose che non avrei mai pensato di fare: se mi rendono felice, vuol dire che va bene così.

Tutto questo per dirvi che con i gioielli di Ottaviani io, Stand Out Fashion Project e il meraviglioso staff di Marco Gentile Factory, abbiamo deciso di realizzare uno shooting speciale.

Non potevamo fare altrimenti con un'azienda che seguo da pochi anni ancora più di prima, da quando si è avvicinata ai miei gusti e, diciamocelo, a tutti quelli delle donne di oggi, giovani e meno giovani. L'azienda familiare Ottaviani, che nasce nel 1945 e si specializza nella lavorazione dell’argento, mi ha stupita, perché si è saputa rinnovare pur mantenendo, nello stesso tempo, la passione per l'argento, l'eleganza e la maestria nella lavorazione, tipica del made in Italy. E così che, oggi, Ottaviani, crea anche queste preziose e colorate meraviglie...

ottaviani, ilaria morelli, ida galati, stand out fashion project, marco gentile

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ottaviani, ilaria morelli,stand out fashion project, mad zone

Ringraziamenti:

Ottaviani per i gioielli
Ilaria Morelli ph (Stand Out Fashion Project) per le foto
Martina Valerio (Stand Out Fashion Project) per lo styling e il coordinamento
Marco Gentile, Valentina Giancola e Grazia Riccioli per l'hair style, l'affetto, la professionalità e il make up
Anna Mastropietro e Tania Mazzoleni (Mad Zone) per lo spendido telefono vintage/lampada



giovedì 17 luglio 2014

Daniele Amato, l'enfant prodige della moda, porta a Roma la sua ultima collezione e la sua vita (un po') straordinaria

Sapete che io e il concept store romano Mad Zone siamo, ormai, quasi una cosa sola (per chi non avesse letto di cosa si tratta, ecco uno degli articoli dedicati). Amo talmente tanto questo spazio che non ho potuto fare a meno di stringere un rapporto speciale con le due proprietarie Anna e Tania che, oltre ad avere un gusto ineguagliabile per il bello, sono anche due donne generose e molto disponibili.

Mad Zone store
Io ci entro almeno una volta a settimana, perché ogni volta tutto cambia e mi ritrovo puntualmente a sentirmi bambina alla scoperta delle nuove meraviglie del mondo della moda.

E a proposito di meraviglie e di scoperte, durante AltaRoma Mad Zone si è trasformata proprio nel surreale paese delle meraviglie, Madland, con tanto di mini campo da croquet (realizzato dal flower designer Maya De Roo) presieduto da una Regina di Cuori sui generis (interpretata dall’attore Fabrizio Sabatucci) e speciali sedute farfalla della designer Anna Ossola.
Tutto per presentare un ospite d'eccezione e la sua ultima collezione di scarpe e borse, ispirata proprio al famoso romanzo di Lewis Carroll.

Mad Zone si trasforma in Madland e presenta Daniele Amato
Lui è Daniele Amato, uno shoes designer giovanissimo, ma molto molto speciale. Quasi timido, in realtà solo molto rispettoso ed estremamente educato. In fondo, dietro ai suoi occhi, si percepisce una vitalità e un estro che sembrano quasi incontenibili.

Come potrebbe essere altrimenti considerata la storia così speciale di Daniele? Oggi ha 17 anni, va ancora a scuola, ma è già alla sua sesta collezione di scarpe e, ogni tanto, capita possa saltare la scuola per incontrare Manolo Blahnik. Non vi voglio svelare troppo, perché ho chiesto proprio a lui di raccontarci dove e come è arrivato a essere così bravo e apprezzato già alla sua eta.


Daniele, ricordo Salvatore Ferragamo bambino e il suo desiderio di rendere felice sua sorella che non poteva permettersi un paio di scarpe nuove per la sua prima comunione; si dice che a 7 anni anche tu avevi le idee molto chiare rispetto al tuo futuro.  Era proprio così? Sognavi già di disegnare scarpe e borse? 

Posso dirti assolutamente sì, l'ho sempre sognato da che ne ho memoria. Fin da bambino adoravo passare le giornate nella fabbrica della mia famiglia, tra gli artigiani, a giocare con i ritagli di tessuto e pellame.

E cosa pensavi all'idea di poter realizzare qualcosa disegnato da te? Riesci a ricordarlo o per te era ancora tutto un gioco? 

A quei tempi vivevo tutto come se fosse un gioco: mi divertivo a disegnare i miei primi modelli di borse e scarpe, sceglievo i materiali e poi provavo ad assemblarli. Con il passare del tempo ho perfezionato la mia manualità e sono passato, da quei primi esperimenti, a realizzare vere e proprie borse.

Un po' come chi giocava con Gira la moda insomma, solo che tu avevi in mano ben altri "strumenti"! Si sa che i bambini dicono sempre quello che pensano spiazzando, a volte, i mal o ben capitati interlocutori. È anche vero che spesso e volentieri colgono proprio nel segno. Si dice che è proprio quello che hai fatto tu con Manolo Blahnik in persona. Ce lo racconti? 

Manolo era venuto da noi in azienda per disegnare il nuovo campionario e mentre stava buttando giù qualche schizzo io gli ho detto che non era in grado di disegnare borse. Ho preso carta e penna, ho realizzato un modellino e poi l'ho ritagliato e assemblato con lo scotch e la pinzatrice. Il primo pensiero dei miei genitori è stato quello di aver perso per sempre un cliente importante, invece Manolo ha apprezzato la sfrontatezza e da quel momento è diventato per me un'importante fonte di ispirazione.

E poi cosa è successo da allora? Quando hai realizzato la tua prima collezione? 

Ne son successe parecchie di cose: tutto quello che è accaduto dopo mi ha portato a realizzare la mia prima collezione per la Primavera/Estate 2012 e da allora ne presento due all'anno. Da qualche anno collaboro con un calzaturificio che realizza tutti i miei modelli interamente a mano e questo è un grande valore aggiunto.

Sei figlio d'arte, la tua famiglia realizza borse da sogno, tagliate e cucite a mano, totalmente made in Italy, per importantissimi brand, con il marchio Leu Locati. Cosa ti dice sempre tuo padre, che consigli preziosi porti con te? 

Mio padre mi dice sempre che l'importante è non montarsi la testa e che è fondamentale imparare il lavoro dagli artigiani.

Qual'è la scarpa che finora ti rappresenta di più? 

Sicuramente il primo modello che ho disegnato: un tronchetto tacco 10 con un sormonto in pelo. Mi piace così tanto che ho fatto realizzare anche una chiusura per borse con questa forma!

Primo modello disegnato da Daniele Amato

Quali sono i tuoi progetti futuri immediati? 

Al momento spero solo di riuscire a organizzare al meglio la mia prossima sfilata (che si terrà a Milano il 12 settembre 2014) e di presentare una collezione che lasci tutti a bocca aperta!

E dove ti vedi, invece, tra 10 anni? 

Spero di avere un mio negozio monomarca a San Pietroburgo o a Tokyo.


Hai già individuato i mercati più fiorenti insomma... ottimo! Non mi resta che chiederti e comunicare a tutti i lettori dove è possibile ammirare le tue collezioni? 

Al momento il mio sito è in costruzione. Potete trovarmi su Facebook alla pagina A. D. Amato Daniele.


E io, dopo questa splendida chiacchierata, vi lascio invece con le foto della serata del 15 luglio e della sua preziosissima collezione. Buona visione!



il tacco a spillo composto da tante piccole sfere impilate una sull’altra...
l’effetto porcellana ricreato su un motivo a fiori degno di un servizio da tè...

la preziosità dei pellami...

la ricercatezza delle stampe e i dettagli inaspettati...
Daniele Amato and me



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