martedì 31 gennaio 2017

Diventare uno stilista: l'Accademia fabbrica sogni ad AltaRoma

È trascorso ormai qualche giorno dal Final Work dell'Accademia di Costume e Moda: il TALENTS 2017 svoltasi all'interno della Kermesse di Altaroma.

Questo è uno degli appuntamenti che cerco di non perdere mai e vi spiego perché.


Le sfilate generalmente durano 10 minuti a cui devi aggiungere almeno un'attesa di mezz'ora. Quindi, riesci a vedere una sfilata ogni ora e speri sempre che sia valsa la pensa di aspettare.

Quella dell'Accademia invece è molto più lunga: mezz'ora di attesa + 1 seduta scomoda, perché è sempre pienissimo di persone e personaggi che vengono a fare il "tifo" e scovare i talenti di domani. E poi almeno un'altra ora: 15 micro collezioni per 15 ragazzi selezionati che hanno terminato il loro percorso triennale di studi  (DAPL) in Costume & Moda.

Tra di loro, uno, ogni anno vince il premio come migliore designer, uno per i migliori accessori e se ne aggiunge, quest'anno, un terzo: il Pitti Tutorship Award Winner: un team dedicato ad aiutare, accompagnare e sostenere i designer nel loro percorso imprenditoriale e professionale promosso da Pitti Immagine, con l'obiettivo di promuovere e sostenere i giovani talenti.

Vince Ludovica Serra | Pitti Tutorship Award Winner, consegnato da Riccardo Vannetti, Pitti Tutorship Division

Perché rimango a guardare 15 giovanissimi (troppo giovani?) aspiranti designer?


Perché non sono aspiranti: hanno le idee già molto chiare e sono pronti per affrontare il mondo del lavoro.

Perché sperimentano come nessuno mai: invertono il senso delle giacche, delle gonne, realizzano accostamenti e intrecci impensati, osano con tessuti e materiali tutt'altro che scontati, assemblano senza condizionamenti e senza tracce, se non la loro.

E allora potresti pensare che sia un'accozzaglia eccessiva, esperimento puro immettibile. E invece il loro estro, scevro da eccessivi condizionamenti o dai trend da seguire, premia. 


Perché tutto è garbato, di grandissimo gusto e, se pur originale, desiderabile.


Il compito della giuria è davvero arduo.

Anni fa sono stata chiamata a giudicare i lavori dell'Accademia di moda Altieri. Avevo studiato, tentando di fare del mio meglio per votare con criterio e giudizio: la coerenza stilistica, il racconto di una storia, le cuciture, l'idea, l'innovazione. Senza mai giudicare bella una cosa solo perché la indosseresti tu. No, non è quello il metro e l'ho imparato nel tempo.

Bene, quest'anno non avrei saputo chi premiare: tutti, a loro modo sono stati innovativi, coerenti e geniali: le sfere schiumose di Flavia Cavasino, le asimmetrie anni '90 di Rossella Coppola, l'evanescenza e i colori sfumati dell'oceano di Ilaria de Felice, la frammentazione di Valeria Grassu, gli acquerelli di Serena Iavarone, la riproduzione dell'armonia di Elena Materia, gli accessori pazzeschi di Francesca Nori, il minimalismo androgico (adoro la tuta a righe!) di Silvia Perrucci, gli zaini maxi di Alessio Rossi (vincitore per gli accessori), l'atmosfera glassata di Flaminia Rossi, la bambola di porcellana di Ludovica Serra, le linee innovative di Diana Aparo (vincitrice del Fashion Prize Winner).

Da sin. Ilaria de Felice, Valeria Grussu, Diana Aparo, Ilaria de Felice, Valeria Grussu

Da sin Ludovica Serra, Valeria Grussu, Rossella Coppola, Ludovica Serra

Da sin. Gli accessori di Flavia Cavasino, Serena Iavarone, Francesca Nori, Serena Iavarone

Che meraviglia.

E poi sale sul palco Lupo Lanzara, vice presidente dell'Accademia. Sempre emozionato, ma carico. Lui non molla mai ed è lì per i ragazzi. Lo sentono ed è per questo che sono loro a tranquillizzare lui spiazzandolo.

"Tranquillo, ci siamo qui noi con te" - gli dicono per calmare un'ansia visibile.


Lupo ringrazia tutti e racconta il sogno di questi ragazzi e il grande lavoro che svolgono. Particolarmente contento quando a vincere la categoria accessori è Alessio Rossi che - dice - viene da Caserta e per tre anni si è svegliato all'alba per prendere il treno, frequentare a Roma e tornare a casa prendendo nuovamente il treno. Tutti i giorni, per tre anni.

Infine un augurio, quello di Simonetta Gianfelici, top model e adesso talent scout di grande spessore che regala un saggio d'apertura sul "Talento", ricordando, alla fine, a tutti i ragazzi di essere sempre felicemente insoddisfatti.
Il processo creativo di Ludovica Serra






D'altronde, solo così non si finisce mai di migliorare e crescere, giusto?


lunedì 30 gennaio 2017

Vestiti di carnevale bambini originali: grande scelta (finalmente) anche per i maschietti

Quest'anno il mio nanetto ha due anni compiuti e trovare vestiti di carnevale non banali e non uguali a tutti gli altri mi era sembrata una vera e propria impresa.

Dico la verità: se avessi una piccola bimba, sarei felice di andare alla Walt Disney e comprarle il classico vestito da mini principessa o da piccola Trilly. Mi sciolgo al solo pensiero e poco importa se ci ritroveremmo immersi in un mondo di cloni di Elsa, Cenerentola o Biancaneve con il rischio di scambiare la mia bimba con quella di un'altra: le principesse hanno sempre il loro irresistibilissimo fascino. 

Per un maschietto, però,  la questione si complica e io non voglio cedere all'uomo ragno e paperino con il becco che suona (adorabile, lo ammetto) l'ha già impersonato l'anno scorso.

E allora dove vado, cosa cerco?

Non so i vostri duenni, ma il mio da un mese a questa parte, in tv guarda due cartoni animati molto carini: i Super Pigiamini (sognando di vivere come Gatto Boy) e i mitici Paw Patrol. 

Orbene, si dà il caso che abbia trovato finalmente  un negozio di vestiti di carnevale on line che regala grandi soddisfazioni e grande varietà: ben due personaggi di Paw Patrol, che gioia!

Insieme abbiamo scelto Chase che, nell'attesa di una festa, indossa come vedete anche in casa per immedesimarsi meglio nel suo cucciolo preferito.





Quindi, mamme e nonne all'ascolto, se come me non vi accontentare dei soliti vestiti, spero che questa dritta possa esservi utile. Noi siamo super contenti!



Incontri ravvicinati del terzo tipo
Per tutte le altre in attesa di prender parte alla festa in maschera (Addy sto pensando a te che mi hai scritto), provate a guardare quanta scelta ha e poi fatemi sapere se avete trovato un abito convincente!

Anche per Addy che è incinta e mi chiedeva un abito ispirato a Hollywood adatto alle sue nuove forme (impresa ardua, devo ammettere: è tutto super aderente!) c'è qualcosa che può fare al caso suo. Applico i filtri donna e Holliwood ed ecco 11 risultati. Che ne pensi di optare per un costume Charleston come questo che non segna la figura? 

E se poi non ti senti a tuo agio opta solo per uno o più accessori: basterebbe anche un oscar in mano, che dici? :p

Se poi, puoi anche discostarti e fare una variazione sul tema, per le tue rotondità trovo divertenti e "coprenti" queste altre 3 opzioni.



Per il momento da qui è tutto, buoni festeggiamenti dalla mamma temporanea di Chase ;)



martedì 24 gennaio 2017

Tarte Tatin: non solo torte, ma storie d'autore su seta da indossare

"C'era una volta Irina, l'intrepida ballerina, che tra mille volteggi incontrò Gigi, il danzatore più seducente delle isole Fiji.
Sulle rive del Tamigi, una sera di Maggio, Gigi prese coraggio e con occhi pieni di ardore dichiarò ad Irina il suo amore. Irina con uno slancio da fuoriclasse lo baciò e la loro danza, insieme, per l'eternità durò".

Ph Diletta Orlandi
Irina io la indosso. Perché è una favola, ma è anche un'illustrazione creata per essere indossata.
La ballerina è opera della nota illustratrice Gaia Stella e l'opera che ha preso vita in una camicetta morbidissima in pura seta, è il sogno dell'imprenditrice Valeria de Bruno.

Valeria è come i suoi capi: delicata, timida, terribilmente romantica, un po' vintage, un po' bimba: tutte condizioni (di vita) necessarie per poter sognare in grande e buttarsi senza paura in un progetto bello come questo. 

Allora vi racconto un'altra storia.

Verso la fine dell’Ottocento, nella località francese di Lamotte-Beuvron, le due sorelle Carolina e Stephanie Tatin, gestivano un albergo e si occupavano in prima persona di tutto, cucina compresa. Un giorno, Stephanie per sbaglio infornò una torta di mele senza impasto. Accortasi dell’errore, per rimediare provò a ricoprire le mele caramellate con della pasta brisè. Una volta cotto, servì il dolce rovesciato che lasciò inaspettatamente tutti a bocca aperta: fu un successo clamoroso, divenendo la leggendaria Tarte Tatin.

Questa storia ci ricorda di guardare le cose da tutte le angolazioni possibili e immaginabili, specie dagli angoli che non guarderemmo. Ci ricorda che se mettiamo passione in quello che facciamo, con un pizzico di intuizione, possiamo creare e scoprire cose inaspettatamente meravigliose. 

La Tarte Tatin è, dunque, la torta fatta in casa con amore e ingredienti genuini per uno dei momenti più belli della giornata: l’ora della merenda, del relax, delle chiacchiere e dei racconti più gustosi.


Ecco perché Valeria De Bruno ha voluto chiamare il suo brand proprio Tarte Tatin: perché seleziona grandi illustratori e consegna loro una missione: quella di disegnare e racconta storie speciali da indossare.

Foulard "Irina" indossato da @melissa_erboristeria (Instagram)
È così che prendono vita accessori e camicette di seta di altissima qualità (100% Made in Italy) realizzare a Varese, in collaborazione con illustratori prestigiosi come Philip Giordano, Claudia Palmarucci, Michele Rocchetti, Gaia Stella e Lisa Gelli

Babette, il pavone bluette che ti sta col fiato sul collo...
Cinque illustratori italiani di fama interazionale che hanno disegnato Babette, il pavone bluette che ti sta col fiato sul collo, anzi... sul colletto. Poi c'è Ottavio, il pavone ottanio, il bosco e il circo con orsi bon ton con cerchi infuocati, elefantini in monopattino e cerbiatti all’ora del tè.

Tutti da scoprire. Ora ditemi: come si fa a non innamorarsene?

Indosso Irina - Ph Diletta Orlandi


lunedì 23 gennaio 2017

Playhat: un progetto made in Italy da sostenere

Ci sono mail che arrivano e capisci subito quanto debbano essere lette con attenzione.

No, nessun progetto, nessun collaborazione, nessuna retribuzione.

Era una lettera che chiedeva solo sensibilità: per decine di posti di lavoro a rischio, per l'idea di un creativo che rischiava (rischia) di naufragare, per un sogno che potrebbe non essere più alimentato da nessuno.

Playhat mi ha chiesto una mano: una richiesta di condivisione e di diffusione.
E io, da blogger, ritengo sia un dovere, un piacere e un onore poter pensare di fare qualcosa per loro.

È un'idea semplice quella di Matteo Marziali, ma è raffinata, di qualità e pensata con amore per la tradizione.
Matteo e la sua crew hanno realizzato un bellissimo video in cui tutta la passione per il suo lavoro, insieme alla sua grande competenza, sono tangibili, il processo creativo illuminante quanto lineare. 

L'idea, il disegno, la scelta del pellame, la realizzazione. Quante mani lo hanno aiutato a rendere vivo quello che inizialmente era solo un disegno?




Playhat nasce nel cuore del distretto calzaturiero marchigiano, potendo così diventare un prodotto di manifattura artigiano-locale di altissima qualità, ma allo stesso tempo internazionale, anticonformista e versatile, rivolto alle esigenze di chi vuole essere cool senza dimenticare il benessere dei propri piedi ed il pregio di un prodotto 100% italiano. 
Playhat propone una collezione di sneakers fuori dal coro, con un carattere deciso e distintivo nel suo genere. La cura del dettaglio, la scelta di materiali eccellenti e la continua ricerca di modelli originali hanno dato vita ad una collezione che riesce a soddisfare il gusto esigente e fashion dei suoi clienti.

Continuare a produrre scarpe in Italia, oggi, sembra quasi un'ostinazione suicida, ma a me gli ostinati piacciono, se sono sognatori ancora di più.

L'azienda Playhat ha bisogno del contributo di tutti noi. Lo chiede su KickStarter una piattaforma di Crowd Funding utile e intelligente.

Vi va di dare il vostro contributo per aiutarli a raggiungere i 37.000€ di cui hanno bisogno? Basta poco e se volete dare di più di poco, avrete in cambio un bellissimo paio di scarpe Playhat.

Intanto guardate cosa realizza Matteo :) Poi donate qui e... grazie, anche solo per aver ascoltato.

martedì 17 gennaio 2017

Per te

20 anni. Ne avevi solo 20 Vicky.

"Il 2016 si conclude nel peggiore dei modi - hanno detto in tanti su queste bacheche - è morto anche George Michael, che tragedia".

Ma chi diavolo lo conosceva George Michael, chi mai gli aveva stretto la mano o aveva ascoltato i suoi sogni, le sue paure, le sue preoccupazioni?

Io, invece, ti conoscevo Vicky e cercavo di mantenere con te il giusto distacco, anche se non perdevi occasione di chiamarmi "tesoro"; cercavo di ribadire con forza il fatto che non fossimo amiche, ma che io fossi la tua insegnante, anche se il tuo affetto e il tuo bisogno di vicinanza erano travolgenti. Anche se mi commuovevo con te, sognavo con te e speravo con te.

E ti volevo bene, ma tanto, anche se non te lo potevo dire, anche se mi arrabbiavo perché non mi ascoltavi, perché ti distraevi.

La tua testa.

Era sempre a fare grandi sogni, talmente tanto in volo da non riuscire a starle accanto. E sí che io di voli ne faccio.

Fra i miei amici di Facebook, ti conoscono in tanti.
290 per la precisione. Ti facevi sentire tu, con tutti. Volevi esserci, volevi riuscire, volevi fare la giornalista di moda, volevi un'opportunità.
Ed eri così giovane che ce la potevi fare. Potevi fare tutto quello che volevi.

Qui, fra i miei amici, sei a casa.

Piccola grande Vicky, oggi mi lasci un vuoto che tu, forse, non avresti mai immaginato.

E allora lo grido qui, perché non posso più dirtelo: tu mi hai insegnato più di quanto io abbia provato a insegnare a te e ti voglio bene.
Da morire.

Non ho fatto in tempo a prendere il regalo di Natale che mi avevi fatto, ma ho con me il regalo che, in silenzio, hai voluto fare a mio figlio.

Gli racconterò chi eri, Vicky, gli racconterò la tua bellissima favola, quelle che ti piacevano tanto.
Non è giusto.
Ti voglio bene.


martedì 10 gennaio 2017

Da quando sono mamma

Da quando sono mamma, mi sembra che la vita sia piena, intera, completa. Bellissima.

I miei sogni non sono cambiati. Si sono spaventati un po', ma non si sono mai ritratti.

E anche se il tempo sembra non bastare più,

anche se parlo con mio marito quasi solo al telefono mentre entrambi siamo in macchina diretti verso il nostro ufficio, perché a casa il nostro ometto si tuffa dentro ogni nostra parola e quindi è l'unico momento che ci rimane per scambiarci anche solo informazioni di servizio,

anche se lavoro ad ogni suo sonnellino invece di rilassarmi,

anche se non ho il tempo per andare in palestra (e sono io a non volermelo concedere),

anche se non mi allontano mai da lui senza sensi di colpa,

anche se rimango sveglia quando ho sonno,

anche se non mi permette di provare più di un paio di scarpe in negozio,

lui è la cosa più bella di questa vita.

E anche se non saprei dove sbattere la testa se mai ne arrivasse un altro, ne farei altri tre.


A volte mi lamento, un poco, lo ammetto. Come ieri, a fine giornata.
Ma ieri, mentre stavo per dire a me stessa di essere troppo stanca, mi sono imbattuta in una poesia.

In realtà è un post che ha fatto letteralmente il giro del web scritto da una splendida mamma blogger che non conoscevo: lei è Silvana Santo e il suo blog si chiama "Una mamma green".

Le sue parole mi hanno fatto dire che non c'era tempo di desiderare riposo e mi hanno convinta, dopo avermi commossa, a non sentire più la stanchezza, l'impazienza di alcuni momenti, la distrazione di altri. Perché il tempo scorre sempre più veloce di quanto vorremmo e solo oggi, dopo due anni, sento davvero mia la frase che tutti mi hanno sempre ripetuto sin dalla nascita del mio ometto "ti mancheranno quei momenti, goditeli finché ci sono".

Dopo aver letto questa poesia ed essermi riconosciuta come figlia e come madre, non ho tempo di essere stanca per mio figlio. Non voglio esserlo più.

Ascoltate:
Il tempo, inesorabilmente, svuoterà gli occhi dei miei figli, che ora traboccano di un amore poderoso e incontenibile. Toglierà dalle loro labbra il mio nome urlato, cantato, sillabato e pianto cento, mille volte al giorno. Cancellerà – un po’ alla volta oppure all’improvviso – la familiarità della loro pelle con la mia, la confidenza assoluta che ci rende praticamente un corpo solo. Con lo stesso odore, abituati a mescolare i nostri umori, lo spazio, l’aria da respirare. Subentreranno, a separarci per sempre, il pudore, il giudizio, la vergogna. La consapevolezza adulta delle nostre differenze. 
Come un fiume che scava l’arenaria, il tempo minerà la fiducia che mi rende ai loro occhi onnipotente. Capace di fermare il vento e calmare il mare. Riparare l’irreparabile, guarire l’insanabile, resuscitare dalla morte. 
Smetteranno di chiedermi aiuto, perché avranno smesso di credere che io possa in ogni caso salvarli. Smetteranno di imitarmi, perché non vorranno diventare troppo simili a me. Smetteranno di preferire la mia compagnia a quella di chiunque altro, e guai se questo non dovesse accadere. 
Sbiadiranno le passioni – la rabbia e la gelosia, l’amore e la paura. Si spegneranno gli echi delle risate e delle canzoni, le ninne nanne e i C’era una volta termineranno di risuonare nel buio. 
Con il tempo, i miei figli scopriranno che ho molti difetti, e, se sarò fortunata, ne perdoneranno qualcuno. 
Saggio e cinico, il tempo porterà con sé l’oblio. Dimenticheranno, anche se io non dimenticherò. Il solletico e gli inseguimenti (“Mamma, ti prendo io!”), i baci sulle palpebre e il pianto che immediato ammutolisce con un abbraccio. I viaggi e i giochi, le passeggiate e le febbri alte. I balli, le torte, le carezze mentre si addormentano piano. 
I miei figli dimenticheranno. Dimenticheranno che li ho allattati e cullati per ore, portati in fascia e tenuti per mano. Che li ho imboccati e consolati e sollevati dopo cento cadute. Dimenticheranno di aver dormito sul mio petto di giorno e di notte, che c’è stato un tempo in cui hanno avuto bisogno di me quanto dell’aria che respirano. 
Dimenticheranno, perché è questo che fanno i figli, perché è questo che il tempo pretende. 
E io, io, dovrò imparare a ricordare tutto anche per loro, con tenerezza e senza rimpianto. Gratuitamente. Purché il tempo, sornione e indifferente, sia gentile abbastanza con questa madre che non vuole dimenticare.

Leggete l'intero post di Silvana "I miei figli dimenticheranno", leggete tutto di lei. Merita davvero.



domenica 8 gennaio 2017

Non sono romana e amo come una calabrese

È proprio vero che quando una cosa non ce l'hai, non la dai più per scontata e impari ad apprezzarla come mai avevi fatto prima.

È il caso della mia città natale, da cui sono scappata 18 anni fa.

Troppo provinciale e troppo piccola per contenere i miei grandi sogni.

Ma oggi, mentre vado via e la saluto battendo i denti per il freddo, riscopro che Vibo Valentia:

Hai il tempo (e la voglia) di fare una passeggiata per il gusto di farla.

Hai il tempo e la voglia di fermarti a salutare amici di vecchia data che non vedi da un po' e anche quelli che hai visto solo ieri.

Hai il tempo di lavorare di meno e vivere di più.

Hai il tempo di andare a casa delle amiche e di provare una nuova tisana limone e zenzero accompagnata da una torta al cioccolato a forma di cuore.

Hai il tempo di fare le torte al cioccolato a forma di cuore.



Hai il tempo di chiacchierare e, diciamolo pure, di aggiornarti su chi si sposa, chi si lascia, chi aspetta un figlio, chi non ci riesce, chi ama e chi odia.

Hai il tempo di fare colazione al bar con la brioche con la palla (forse la chiamo così solo io), di incontrare qualcuno che conosci, di andare alla cassa e accorgerti di non dover pagare perché qualcuno ci ha pensato per te.

Hai il tempo che scorre lento.

Hai l'amore. Dei nonni, dei cugini, dei nipoti, degli amici fraterni che non si perdono, degli zii, dei fratelli. Hai l'amore grande di una famiglia allargata sconfinata.

Hai la pancia piena, sempre troppo.

Hai la valigia piena, sempre troppo anche quella. Di cose ovvie che la tua mamma si ostina a dire non avere lo stesso sapore nel resto d'Italia. Figuriamoci all'estero. Ma in fondo, sono d'accordo con lei. 

Hai il cuore pieno di amore incondizionato ricevuto. Che ti basterà per un po', il tempo di sentire di nuovo nostalgia e tornare ad apprezzare la piccola provincia.

Adesso mi aspetta la mia amata Roma, ma torno.


E grazie.


lunedì 2 gennaio 2017

Inizio saldi invernali 2017: 5 cose che devi assolutamente comprare

Oggi 2 Gennaio 2017 hanno inizio i saldi invernali, ma solo nella Regione Sicilia, tutte le altre dovranno aspettare ancora qualche giorno: esattamente 3.

I saldi 2017 iniziano in tutta Italia giovedì 5 Gennaio, ma se faccio un giro nella mia piccola città calabrese (sono in vacanza qui ancora per qualche giorno), mi pare evidente come quasi tutti i negozi e i brand abbiano iniziato con le promozioni o i pre-saldi (addirittura del 30%) già da qualche giorno, alcuni anche prima di Natale.

Ogni anno sembra proprio la stessa storia: sempre più crisi per i negozi fisici, ecco perché i saldi vengono anticipati, anche se in via ufficiosa.

Ma cosa conviene comprare con i saldi 2017 invernali?

Io ho fatto un giro nei negozi fisici e virtuali per voi e, in linea con i trend, vi consiglio di non perdere...

1. ABITO 2 IN 1


saldi 2017
Abito Max & Co.

Racchiude due trend della stagione: la gonna plissé e il maglioncino in lana. Abbinare bene la gonna plissé, a volte, può non essere facilissimo. Ecco perché questa soluzione-abito firmata Max & Co. mi piace tantissimo! Un capo particolare da non perdere. Prezzo intero: 179€.

2. UN CAPPOTTO SPECIALE


 inizio saldi
Cappotti inverno 2017 Patrizia Pepe
Il cappotto serve in tutte quelle occasioni in cui è meglio rinunciare al caldo piumino per lasciare posto all'eleganza, anche nella scelta del soprabito. Personalmente amo i cappotti avvitati, che sottolineano il punto vita e snelliscano la figura. Niente banalità però: sì alla tinta unita arricchita da dettagli preziosi, come queste due proposte di Patrizia Pepe. Prezzi iniziali: 488€ per il cappotto in panno di lana blu e 678€ per il cappotto in panno di lana nero con applicazioni in tulle (farfalle), borchie e strass. Conviene aspettare il 50%!

3. UNO ZAINO (FIRMATO)


saldi invernali
Zaino in pelle bicolore Iceberg al 40% su Gilmar Box
Se amate concedervi un accessorio firmato (garanzia di qualità e lunga durata), allora fate un giro su Gilmar Box, un sito di shopping on line abbigliamento firmato dove gli sconti sono già iniziati da qualche giorno. Io mi sono convertita felicemente al trend dello zaino: perché è comodo e perché preferisco avere entrambe le mani e le braccia sempre disponibili (spesso ad accogliere il mio bimbo tra le mie braccia).
E allora se zaino deve essere, che sia trendy, firmato e (per quanto mi riguarda) rosa! Come questo bicolore firmato Iceberg in vendita su Gilmar Box. Prezzo (già scontato del 40%) 270€.

4. SCARPE ORIGINALI

saldi 2017invernali
Sophia Webster shoes on sales

Difficilmente vi mancheranno un paio di scarpe da utilizzare tutti i giorni: sono sicura le stiate già sfruttando. Io punterei a qualcosa di speciale, da indossare nelle occasioni speciali o quando semplicemente volete sentirvi speciali, anche senza un'occasione particolare. Personalmente apprezzo particolarmente le idee romantiche e pop della designer inglese Sophia Webster. Le sue farfalle ai piedi sono davvero uniche! Alcune sono già in saldo, ma quasi sold out!

5. QUALCOSA DI VERDE


inizio saldi invernali 2017

Lo sai che il verde foglia (meglio detto greenery) sarà il colore di tendenza del 2017? E allora, anche se adesso ti ispira poco, inizia cercando un pantalone, come quello dritto in jeans con strappi di Zara. Prezzo di partenza 39.95€.

E adesso non vi resta che segnare i prezzi di partenza (onde evitare fregature) e partire all'attacco! Buoni saldi da me!


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