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Gli influencer trasformati in cartelloni ambulanti di aziende e brand: io direi basta

Influencer Instagram sara melotti

Leggo un articolo dell’Huffington post in cui una influencer instagram di discreto successo (se volessimo misurare il successo con i numeri), di grande talento (se vogliamo, invece, soffermarci sulla bellezza poetica dei suoi scatti in giro per il mondo) rivela quella che sembra essere una nuova scoperta.

“Noi influencer siamo cartelloni ambulanti di aziende e brand perché attraverso noi raggiungono i consumatori”

Sara Melotti, l’influencer instagram in questione, in realtà non dice niente di nuovo e ribadisce subito dopo un concetto ormai noto agli addetti ai settori: quando Instagram è nato, ci si impegnava per scattare foto eccezionali pur possedendo uno smartphone e non una macchina fotografica professionale. I filtri dell’applicazione contribuivano a dare quel tocco in più alla foto rendendola artistica. La bellezza della foto bastava a premiarti, a esporti a un vasto pubblico desideroso di vedere scatti impressionanti e originali e a ripagare i tuoi sforzi creativi. Poi gli iscritti sono diventati tantissimi e gli algoritmi sono cambiati. Essere visibile su Instagram su vasta scala diventava sempre più complesso.

“Ciò che un tempo era contenuto e originalità, ora è ridotto a insensato algoritmo. Chi ha tempo e soldi per fregarlo, ha vinto la partita. So di essere un’ipocrita che ha giocato al gioco per gli ultimi sei mesi, e mi fa sentire una persona pessima. Credo sia giunto il momento di smetterla con le stronzate e dirvi cosa sta succedendo. Inizialmente Instagram utilizzava la logica dei contenuti in ordine cronologico. Chi prima pubblicava, prima veniva visualizzato. Poi invece ha scelto di mostrare i post secondo la probabilità di interesse verso il contenuto e il rapporto con la persona che posta. La gente non vedeva più i nostri post, i numeri calavano velocemente e alcuni di noi, nel panico, hanno iniziato a pensare a soluzioni “creative” per ingannare questo algoritmo infernale”.

Nell’articolo originale che potete leggere qui, Sara racconta tutte le strategie che tantissimi instagrammer hanno utilizzato nel tempo per cercare di “fregare” l’algoritmo. Non intendo soffermarmi più di tanto sull’argomento perché dovrei dedicare fiumi di parole alla questione. Vorrei, però, trarre spunto da alcune sue parole che mi hanno colpito più di altre: quelle relative alla scarsa consapevolezza che molti di noi hanno rispetto all’avere tristemente trasformato la propria gallery fotografica in un cartellone pubblicitario continuo senza filtri e dignità.

Non mi piace e non mi piacerà mai, a meno che non venga fatto ad arte (più avanti vi spiego cosa intendo).

Lo stesso discorso vale nella stessa identica maniera per i blog: nati per condividere la propria passione, spesso si trasformano in marchette continue e infinite sugli argomenti più disparati.

La nostra essenza scompare, l’abbiamo venduta per pochi soldi

Qual è il segreto del successo degli influencer Instagram? Potrebbe sembrare una domanda da migliaia di dollari, ma in realtà credo di avere una risposta: realizzare una gallery fotografica che racconti la tua storia in modo coerente, elegante, originale, delicato, personale. Questo significa attenzione agli accostamenti di colori tra una foto e l’altra, ai filtri utilizzati (meglio usarne quasi sempre solo uno), alla cura delle didascalie. Fateci caso: nessuno ha voglia di seguire un profilo Instagram in più se non ne vale veramente la pena e questo prevalentemente per un motivo piuttosto stupido: fare bella figura mostrando una proporzione completamente sbilanciata sui propri seguaci piuttosto che su chi seguiamo noi. Pensate che il profilo Instagram di Chanel se la tira talmente tanto che ha quasi 22 milioni di followers e non segue nessuno. 22 milioni a zero. Il massimo della sproporzione che io abbia mai visto. E questo ti fa sentire very cool.

Dunque, tornando a noi, seguo solo chi mi colpisce veramente, chi mi fa venire voglia di continuare a seguire la sua storia, chi mi fa capire chi è attraverso i suoi scatti anche se non parla.

Va da sé che se il profilo parla solo di pubblicità, chi mai lo troverà interessante? Chi sceglie di guardare la pubblicità anziché un contenuto video?

Qual è il segreto del successo di un blog? Realizzare contenuti realmente utili a qualcuno. Non devono per forza essere delle soluzioni: anche lo svago è utile, una foto è d’ispirazione. Per carità, anche la pubblicità è utile, ma non può rendere un blog grande.

Ecco, mi piacerebbe che si imparasse a rinunciare a qualche soldo in più per guadagnarne in approvazione e reputazione.

Mi piacerebbe che si smettessero di scrivere stupidaggini pensando che qualcuno creda veramente che oggi non possiamo più fare a meno del mascara X e domani dell’ancora più irresistibile mascara Y (senza chiaramente dire che il contenuto è sponsorizzato – spesso la “rivelazione” è vietata dalle aziende).

Mi piacerebbe che dicessimo più no a quello che non ci piace, che non ci interessa, che troviamo immorale e che trattiamo la restante pubblicità che decidiamo di fare con arte e creatività. Cosa intendo? Ti dico quello che faccio io: io dico sì per due motivi fondamentali.

  1. Se il contenuto mi piace davvero,
  2. Se il contenuto mi stimola. Se mi sfida a inserire nel mio blog un argomento più generale utile e molto richiesto dai miei lettori, all’interno del quale poter inserire in maniera discreta e sensata quella pubblicità. Su Instagram, invece, conosco fotografe non professioniste in grado di fare still life eccezionali a cui perdonerei quasi qualsiasi pubblicità: il loro profilo rimane sempre bellissimo, è quella che io chiamo arte.

Detto ciò, concludo uno sfogo molto personale dicendo a tutte noi (me compresa) di ricordarci chi siamo e perché abbiamo iniziato. Sperando che siano pochi quelli che hanno iniziato con l’obiettivo unico di guadagnare tanti soldi e siano moltissimi quelli che hanno iniziato mossi dalla passione e dal desiderio di condivisione del bello che ci circonda.

 

Ida

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