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Coronavirus

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E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò

E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente

E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro

 

Questa poesia, è stata attribuita per sbaglio a tale Kitty O’Meara che l’avrebbe scritta durante l’influenza spagnola del 1917 che decimó un terzo della popolazione mondiale.

Certo, pensata così fa davvero molto più effetto, ma a scriverla, in realtà, è stata la giornalista Irene Vella solo qualche giorno fa, a cui va quindi attribuito tutto il merito.

Le fonti ai tempi del coronavirus. E i bisogni.

È strano come la condivisione della condivisione possa arrivare a storpiare così tanto una fonte. È quasi divertente pensare a quanto si riesca ad essere creativi per “impressionare”.

Sembra proprio un bisogno impellente di molti: quello di impressionare, di colpire, di intrattenere, educare, condividere. Tutto in maniera forsennata, quasi sempre ego-riferita, più o meno consapevolmente.

Caos.

 

Dall’altra c’è anche il bisogno di capire, di sentirsi rassicurato, di cercare una direzione, di essere intrattenuto.

Di trovare un senso.

A proposito di senso, oramai mi sembra quasi scontato dirlo – lo constatano sempre più persone – ma lo dico lo stesso e vi dico la mia.

Dopo la prima settimana di quarantena qui a Milano (settimana che è iniziata prima di tutte le altre regioni, motivo per il quale noi stiamo già alla quarta settimana di clausura) io misuravo la qualità dell’aria e guardavo mio figlio a casa: si annoiava e dalla noia creava cose che mai gli avevo visto fare, ma soprattutto mi fermavo a guardarlo.

Ne avevo il tempo.

È così che ho iniziato a pensare a quanto ci stavamo lasciando vivere, guidati dalla logica del profitto (e non dalla realizzazione personale in quanto essere umani) e a quante giustificazioni trovassimo per dire: «Non posso stare con mio figlio, devo lavorare perché devo guadagnare perché devo comprare tante cose per stare bene e per farlo stare bene».

Una cazzata enorme, lo sappiamo vero?

E adesso ci ritroviamo 12 ore con loro e vorremmo uscire e fargli godere un’aria nuova, più pulita, prendere un treno e magari fargli vedere che le acque di Venezia sono di nuovo cristalline perché nessuno le sporca più.

Ma dobbiamo stare in casa e imparare un nuovo modo di stare con loro.

E anche con noi stessi.

Perché mica sappiamo farlo. Né l’una, né l’altra cosa. Ma, se volete, parlo solo per me.

L’intrattenimento ai tempi del coronavirus mi serve?

Visto che brancoliamo nel buio, cerchiamo disperatamente qualche appiglio rifugiandoci in ciò che ci è familiare: i social. Il modo migliore che conosciamo oggi per trovare risposte, ma soprattutto per perdere tempo e bighellonare in strade virtuali senza fermarsi mai davvero da nessun parte.

La televisione informativa è chiaramente bandita da settimane ormai: serve solo ad aumentare l’angoscia. Non si parla di altro e si straparla anche quando non si sa più che dire. Spegniamola.

Su Instagram, invece, sto ancora cercando di prendere le misure per scegliere con cura i miei palinsesti.

All’inizio l’eccesso di dirette improvvise mi ha confusa e infastidita:«Cos’è sta storia che adesso tutti vogliono intrattenermi? E poi non è solo quello: in realtà vogliono intrattenersi e avere nuovi momenti di celebrità. Non ci sto!».

Mi sono ribellata un attimino.

Ma, come sempre, è sbagliato generalizzare. Come per le fake news, che devi imparare a filtrare e selezionare, così anche nella nuova televisione social, si può trovare davvero chi condivide per missione pensieri sani e importanti o chi intrattiene deliziosamente.

Al momento vi consiglio le mie dirette Instagram preferite:

  • Intrattenimento: Diana del Bufalo e Andrea Dianetti
  • Supporto all’introspezione personale: Tlon e Luca Mazzucchelli.

Proprio ieri sera Luca ha fatto una diretta doppia con Paola Maugeri, straordinario esempio di donna centrata che ha fatto tanto lavoro su se stessa. Ieri mi hanno aiutato tanto. Mi sono portata a casa tante cose (fra qualche giorno potrete rivedere la loro diretta sul canale Youtube di Luca), ma ve ne lascio una.

In questi giorni, da stasera in poi, ogni sera fatevi tre domande e rispondetevi.

  1. Oggi ho vissuto o mi sono lasciata vivere sprecando il mio tempo?
  2. Oggi ho amato e soprattutto ho detto di amare? L’ho espresso anche verbalmente?
  3. Oggi ho fatto qualcosa di buono per qualcun altro?
Chiudo con un invito di Paola che mi piace tanto: l’amore non può essere digitale, torniamo ad amare in maniera analogica.
Forse è proprio questo il tempo di farlo anche se adesso siamo immersi più che mai nel digitale. Adesso si può.

Ida

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